venerdì 8 febbraio 2013
Lettera d'amore
giovedì 18 ottobre 2012
Girasoli di ottobre: giocare per davvero
sabato 8 settembre 2012
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Barattoli, cappelli ed errori
venerdì 7 settembre 2012
Settimo giorno sulla strada
giovedì 6 settembre 2012
Sesto giorno sulla strada
martedì 4 settembre 2012
Quarto giorno sulla strada
lunedì 3 settembre 2012
Terzo giorno sulla strada
domenica 2 settembre 2012
Secondo giorno sulla strada
sabato 1 settembre 2012
Primo giorno sulla strada
giovedì 2 agosto 2012
Diario innamorato
venerdì 27 luglio 2012
Lettera felice dal sottosuolo
Ho seguito la marmotta più anziana, era una femmina e avrei notato presto i suoi dentoni gialli ed esperti. Nel frattempo mi dava le spalle, mi indicava la strada e non dubitava affatto che io avrei cambiato sentiero. Mi conosceva anche senza avermi mai incontrata? Le altre marmotte giocavano e si baciavano vicino ad un riparo, volevo guardarle negli occhi.
Sara
domenica 8 luglio 2012
Un'altra strega di Biancaneve
C'è da dire che Biancaneve è morta da un pezzo, per fortuna, ma la strega è stata ingaggiata per nuovi ruoli sempre più o meno uguali. E insomma la ragazza diventa un uccello e non può più cantare, dà un titolo brutto e scontato al suo racconto, lo registra all'anagrafe affibbiandogli in automatico un futuro fallimentare e si fa scattare una foto nel giardino che affianca l'ufficio a ricordo di quel suo mortifero debutto in siae.
© Jan Dunning
giovedì 17 novembre 2011
Case in affetto

Ormai non ci viveva più nessuno da vent'anni, persone, formiche, fantasmi. L'agente immobiliare non tentava nemmeno più di venderla o di affittarla e lei si sentiva sola.
Le sue finestre erano tutte rotte, d'inverno prendeva un gran freddo e i rumori della città non la consolavano neanche un po'.
Non sopportando più il peso della nostalgia, una notte si decise: supplicò il temporale di usare tutto il suo potere per farla addormentare. Non si sarebbe più curata di sé, non avrebbe più pensato ai passi e alla musica che le mancavano né alle voci che non le vorticavano i pianerottoli come un tempo.
Al suo fianco, rigidamente eretta e impettita, una casa più alta, più curata e decisamente più abitata. Dagli stessi vent'anni in cui l'altra, l'addormentata, non vedeva un solo inquilino, questa era stata ristrutturata decine di volte, stucchi di qua, nuovi colori di là, ma a lei non piacevano mai le modifiche che subiva e proprio non si sentiva a suo agio. Per non parlare, poi, dei suoi abitanti: li detestava. La riempivano di chiacchiere inutili, pianti e quadri ripugnanti, erano loro a colorarla di tinte tremende e inconciliabili con la sua vera natura, non la capivano e la consumavano: questo pensava tutto il giorno tutti i giorni, e soltanto poteva borbottare nervosa nei suoi sottoscala mentre immaginava di perdere il tetto e buttarli tutti fuori.
Seppur vicine, le due case non si erano mai interessate l'una all'altra, mai uno scambio di intonaci, mai un brivido che contagiasse i loro mattoni, niente.
Un giorno la casa addormentata stava sognando di bruciare: un rogo impetuoso, così acceso che il cuore dell'edificio cominciò a surriscaldarsi e poi prese fuoco davvero. Il fumo usciva dalle finestre e le fiamme prendevano ogni stanza.
A sentire quella puzza, la casa a fianco non potè che indispettirsi e ben presto allarmarsi. Fu così che per la prima volta degnò di attenzione la sua vicina.
"Fumo? Fuoco?! Si svegli, Lei! Non vorrà bruciare anche me! Faccia qualcosa, attivi i suoi sistemi antincendio!" - ma la casettina non si svegliava, continuava a sognare quel rogo che l'abbracciava stretta e la attraversava tutta.
La casa più grande, a questo punto, si appellò al temporale intimandogli di piovere tantissimo sull'incendiata. Le nuvole nere e grigiastre non aspettavano altro e non badarono ai toni poco gentili della casa che urlava al soccorso. In un baleno fecero sfoggio delle loro pance grosse ma il fuoco continuò ad ardere, non si fermò neppure dopo piogge amazzoniche. Com'era possibile? Per le nuvole divenne una sfida a suon di scrosci.
La casetta addormentata continuava a sognare, sognare quel calore che era la cosa più simile all'amore che avesse avuto da anni: il temporale si ricordò di lei e capì che finché il fuoco non si fosse spento nel sogno, non ci sarebbe stato nulla da fare.
Decise allora di risvegliare suo malgrado la casetta che anni prima aveva addormentato, solo lui – in nome di questo legame – avrebbe potuto farlo. La casetta si svegliò bruscamente, con un sentore di caldo addosso che lì per lì non capiva bene. Un po' sorpresa si guardò dentro e poi attorno: "Tu! Mi hai salvata tu! Sei stata tu, vero?!"
"Io?! - rispose stizzita la casa più alta - Mi stava attaccando l'incendio, non L'ho salvata, ho salvato me".
"Beh, ci hai salvate! Mi hai salvata!" - ribattè la casetta svegliata che se avesse avuto delle finestre al posto giusto, certamente in quel momento le avrebbe spalancate tutte. Era felice, c'era qualcuno per lei e anche lei adesso voleva esserci.
"Io non sono una casa da affitto, figuriamoci da affetto!" si lamentava invece l'altra, ma la piccola insisteva, non l'avrebbe più lasciata: "Su, dillo che in realtà mi vuoi bene!".
Dopo una settimana di coccole da una parte e di sbuffi dall'altra, la casa più alta non sapeva come rispondere, teneva il suo tetto un po' all'insù e, come sempre, borbottava. C'era un angolino, però, un angolino di lei ben nascosto: ecco, con quello, sorrideva.
Illustrazione di Riccardo Guasco
Testo di Sara Trofa
lunedì 7 novembre 2011
io e Daniela su Alice Baum

E la donna cominciò a parlare, ma non con parole. Furono spigoli e leggi e dimore, di tutte quelle voci che aveva e non voleva. Di tutto quel piombo innamorato, di quella carne che pensava pensieri brutti, sempre brutti. Di quel passaparola come un regno che prende piede e capelli, ossa e occhi e ventre.
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