venerdì 27 luglio 2012

Lettera felice dal sottosuolo

L'esplorazione è cominciata con un vento freddissimo, il lago quella mattina voleva stare solo e così, dopo alcuni passi nelle sue acque, ne sono uscita. In realtà ci sono presto ritornata, come a domandargli sottovoce: "Sei proprio sicuro?", lui ha risposto con una parola di gelo che stringeva i miei piedi e così ho capito che dovevo davvero lasciarlo stare. "Tornerò a trovarti."



Allora anche il vento, complice, si è calmato, la temperatura si è alzata un poco e sulla mia strada ho incontrato un cerchio di betulle, un cerchio da chiudere. Io ero la sesta betulla, mi hanno presa per mano e abbiamo chiamato il mondo, solo per dirgli che stavamo bene, che non avevamo bisogno di nulla, se non del suo girotondo continuo.  


Il ruscello portava molti racconti, storie delle vette che non ho visto e io avvicinandomi speravo che gli sfuggisse qualche segreto.   
"Raccontami una storia, per favore."
"Dovrai pagare un pegno."
"Quale?" - ma il ruscello si è ammutolito, erano arrivate le marmotte e lui non voleva farsi sentire. 




Ho seguito la marmotta più anziana, era una femmina e avrei notato presto i suoi dentoni gialli ed esperti. Nel frattempo mi dava le spalle, mi indicava la strada e non dubitava affatto che io avrei cambiato sentiero. Mi conosceva anche senza avermi mai incontrata? Le altre marmotte giocavano e si baciavano vicino ad un riparo, volevo guardarle negli occhi. 


Ed ecco la tana: forse Alice è passata da qui? Dovevo scoprirlo e così ecco la mia lettera dal sottosuolo. 
Quaggiù ci sono le radici di tutte le cose.


Sara

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