lunedì 7 novembre 2011

io e Daniela su Alice Baum




Espulsione


Una donna andò per la montagna più alta, ma lungo il suo cammino inciampò tre volte.
«Dov’è il tuo fardello?» – le domandò la prima roccia.
«Sono qui!» – rispose una vocina da qualche parte dentro la donna. E la roccia la lasciò passare.
La seconda roccia chiese alla donna che inciampava: «Dov’è il tuo fardello?» e a rispondere fu una voce più grave, sleale: «Eccomi.» Ma la roccia non si accontentò e disse: «lanciami lontano da questa matrice, voglio volare e restare laggiù nella valle per ere.»
La donna assecondò la roccia e proseguì nel suo cammino, finché inciampò di nuovo.
«Dov’è il tuo fardello?» – domandò la terza roccia.
«Siamo qui, siamo qui.» – cantò un coro come un prato, come una grandine, come una fossa di rane. E la donna, che aveva sempre taciuto, cominciò a piangere. Ma erano lacrime di drago, forti come una voglia di dio.
Quando arrivò alla cima, l’aria non era difficile e la montagna le disse:
«Hai camminato per me e in questo ti ho riconosciuta. Il tuo pianto mi ha lavato come una pioggia millenaria che non ricordavo. Ora dimmi, dov’è il tuo desiderio?»
E la donna cominciò a parlare, ma non con parole. Furono spigoli e leggi e dimore, di tutte quelle voci che aveva e non voleva. Di tutto quel piombo innamorato, di quella carne che pensava pensieri brutti, sempre brutti. Di quel passaparola come un regno che prende piede e capelli, ossa e occhi e ventre.
Buttò fuori tutto, non c’era più neanche sforzo. Fu una catasta e la montagna gentilmente gentilmente si aprì e tutta la prese.



Illustrazione di Daniela Tieni
Testo di Sara Trofa


pubblicato su Alice Baum


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