Pagine

Visualizzazione post con etichetta fiabe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fiabe. Mostra tutti i post

domenica 8 luglio 2012

Un'altra strega di Biancaneve

Oggi ho voglia di postare un vecchissimo testo ripescato da uno dei miei blog abbandonati. Ogni tanto vado ad riesplorarli come relitti sul fondo dei mari ed è bello ritrovare una se stessa in parte uguale e in parte diversa. Queste righe sono del 2007, spero che la realtà possa sempre diventare un storia, sempre per sempre. 


[...] Dice la bambina: tutto il senso che c'è sta nella marmellata. Io la ascolto e preparo le stoviglie, ma poi mi viene sonno perché tu non torni e mi dico che ho già dormito abbastanza, e allora scrivo qualche stupidaggine come quella della ragazza che diventa uccello. Era entrata in un discount per cosmetici che da quando l'avevano aperto non c'era mai stata, era andata negli altri due della città: stessa ditta, diversa sede, diverse commesse. Questa volta un rossetto se lo sarebbe comprato, consapevole dell'ardua scelta per la nuance che tanto l'aveva fatta indugiare nei precedenti. Entra e una delle due commesse è la strega di biancaneve, versione 2.0 modello innocence of ice. La conosce, è una strega finta, di quelle che non può guardare negli occhi perchè è stata proprio lei a farla diventare "sdrega", come dicono le nonne del centro-sud. Ricorda benissimo cosa le ha fatto più di dieci anni prima, potrebbe fare un giro di figura tra le file e presto uscire con lo sguardo basso, potrebbe finalmente andare dalla strega e dirle - guarda mi dispiace non ho pensato ho sbagliato - oppure starsene lì ad evitare il suo sguardo finchè non trovasse un colore plausibile impiastricciandosi tutta la mano sinistra con i tester. Se hai bisogno di qualcosa chiedi pure – dice l'altra commessa molto gentilmente – e la ragazza ringrazia come se a questa le avesse ucciso la sorella, pensa che presto la strega spergerà l'onta sul suo viso confidandosi con la collega e non contempla minimamente che la strega di biancaneve sia una donna riservata o che non gliene possa più fregare di meno. Finalmente esce, le hanno anche dato un astuccio in omaggio e non è neppure brutto, lo potrà sostituire a quello in oscena plastica trasparente che le ha donato con tanto affetto il bibliotecario elfo che crede nelle buone vecchie rime per i buoni vecchi sentimenti. Va nel bagno della biblioteca civica, così può provarsi il rossetto davanti allo specchio, non c'è quasi luce, non importa. Entra in sala lettura con il giornale di poesia, lo sfoglia pensando che non ha trovato un titolo per il suo racconto, l'unico più lungo di tre cartelle che abbia mai iniziato e anche finito. Non ha troppa attenzione per il giornale che da tempo la delude ma incappa nei versi di Marina Rossini e sì: è un sì. Si segna il nome e pensa che la poesia per lei è quella che le fa venire voglia di scriverla. Torna a casa e si mette al computer, non scrive quasi più sulla carta. Si specchia per guardarsi le labbra colorate sotto una diversa luce, ma la luce va e viene, quella naturale, e non c'è un temporale, forse è colpa del rossetto: la sdrega potrebbe averle fatto un maleficio.
C'è da dire che Biancaneve è morta da un pezzo, per fortuna, ma la strega è stata ingaggiata per nuovi ruoli sempre più o meno uguali. E insomma la ragazza diventa un uccello e non può più cantare, dà un titolo brutto e scontato al suo racconto, lo registra all'anagrafe affibbiandogli in automatico un futuro fallimentare e si fa scattare una foto nel giardino che affianca l'ufficio a ricordo di quel suo mortifero debutto in siae.


     © Jan Dunning

venerdì 14 ottobre 2011

Biancaneve

Amo visceralmente le fiabe popolari e spesso mi torna in mente una immagine di Giovanna Zoboli che le definisce così: "Le fiabe sono ossa immacolate e splendenti". Le vedo, le sento scintillare, sì.

Tempo fa, durante un esercizio di scrittura con Marina Gellona, ho immaginato di essere la regina cattiva di Biancaneve (uh che fatica fare la malvagia! Ma è anche più divertente, pensa che noia fare il principe imbambolato...). Insomma, ero proprio nel punto in cui, travestitasi da merciaia, la donna attrae Biancaneve con un bellissimo pettine avvelenato.

Dalla raccolta dei Grimm, tradotta da Italo Calvino, si legge:

[...] la regina, persuasa di aver mangiato i polmoni e il fegato di Biancaneve, non pensava ad altro, se non ch’ella era di nuovo la prima e la più bella; andò davanti allo specchio e disse:- Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?E lo specchio rispose: - Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.La regina inorridì, perché sapeva che lo specchio non mentiva mai, e si accorse che il cacciatore l’aveva ingannata e Biancaneve era ancora viva.E allora pensò di nuovo come fare ad ucciderla: perché, s’ella non era la più bella di tutto il paese, l’invidia non le dava requie.Pensa e ripensa, finalmente si tinse la faccia e si travestì da vecchia merciaia, in modo da rendersi del tutto irriconoscibile. Così trasformata, passò i sette monti, fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò:- Roba bella, chi compra! chi compra!- Biancaneve diede un’occhiata dalla finestra e gridò:- Buon giorno, brava donna, cos’avete da vendere?– Roba buona, roba bella,- rispose la vecchia,- stringhe di tutti i colori -. E ne tirò fuori una, di seta variopinta."Questa brava donna posso lasciarla entrare", pensò Biancaneve; aprì la porta e si comprò la bella stringa.– Bambina, - disse la vecchia,- come sei conciata! Vieni, per una volta voglio allacciarti io come si deve-.La fanciulla le si mise davanti fiduciosa e si lasciò allacciare con la stringa nuova: ma la vecchia strinse tanto e così rapidamente che a Biancaneve mancò il respiro e cadde come morta.– Ormai lo sei stata la più bella,- disse la regina, e corse via.Presto si fece sera e tornarono i sette nani: come si spaventarono, vedendo la loro cara Biancaneve stesa a terra, rigida, come se fosse morta!La sollevarono e, vedendo che era troppo stretta alla vita, tagliarono la stringa.Allora ella cominciò a respirare lievemente e a poco a poco si rianimò.Quando i nani udirono l’accaduto, le dissero:- La vecchia merciaia altri non era che la scellerata regina; sta’ in guardia, e non lasciar entrare nessuno, se non ci siamo anche noi.Ma la cattiva regina, appena arrivata a casa, andò davanti allo specchio e chiese:- Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?Come al solito, lo specchio rispose:- Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.A queste parole, il sangue le affluì tutto al cuore dallo spavento, perché vide che Biancaneve era tornata in vita."Ma adesso,. pensò,- troverò qualcosa che sarà la tua rovina"; e, siccome s’intendeva di stregoneria, preparò un pettine avvelenato. Poi si travestì e prese l’aspetto di un’altra vecchia. Passò i sette monti fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò:- Roba bella! roba bella! –Biancaneve guardò fuori e disse:- Andate pure, non posso lasciar entrare nessuno.– Ma guardare ti sarà permesso,- disse la vecchia; tirò fuori il pettine avvelenato e lo sollevò.Alla bimba piacque tanto che si lasciò sedurre e aprì la porta.Conclusa la compera, la vecchia disse:-Adesso voglio pettinarti per bene-.La povera Biancaneve, di nulla sospettando, lasciò fare; ma non appena quella le mise il pettine nei capelli, il veleno agì e la fanciulla cadde priva di sensi. – Portento di bellezza!- disse la cattiva matrigna: - è finita per te!- e se ne andò.


Ecco, io ho provato a stare un poco lì, a giocare, così:


"Roba bella! Roba bella!"

Comincia a nevicare. Non può che essere l'ora giusta. Fammi entrare in questa casa linda, che ti somiglia.

Si scorge già dalla finestra che non c'è cosa fuori posto, fammi entrare.

"Ma guardare ti sarà permesso..."

Sapevo che a questo nìnnolo non avresti resistito, guardalo ancora una volta... brava, non impari mai, brava: varco la tua soglia.

Laggiù c'è uno specchio, se potesse parlare... fra poco sarò io la prima, l'unica, come è sempre stato e come deve essere.

"Adesso voglio pettinarti per bene." Sì, docile e liscia come un vitellino. Mi toglierò questa soddisfazione prima di guardarti morire: volerti bene come se fossi mia.

Il tuo collo è tenero e chiaro, sembra fare luce. E queste orecchie, piccole e aggraziate, cosa fanno? cosa pensano? Le tue mani se ne stanno ferme sulle ginocchia, sono tranquille e non sentono il freddo. Persino la tua sedia riluce come una luna.

Il pettine scorre fra i tuoi capelli, non si ferma, naviga e in segreto lavora. Cavalca questa chioma e ti scavalca. Capelli neri che non sanno aver paura, continuano a brillare, si dimenticano di me – i tuoi capelli belli.

Lascio questo pettine sulla tua testa, come una corona, come un dolce nido per la morte.

Finalmente sei tu la cosa fuori posto. "Portento di bellezza! È finita per te."

Varco la tua soglia, la neve ha ricoperto un sentiero e l'altro, non c'è più differenza: è tutto mio.