sabato 12 maggio 2012

Squame/Écailles 3

M. 




M. aveva quarant'anni e i capelli lunghi due.
La sedia accanto alla finestra aveva sempre traballato e lei non l'aveva mai sistemata, sedendo lì per la maggior parte del tempo tutti i giorni. Quello scarto le riservava un dondolio uguale a se stesso da anni. La sua testa aveva sempre superato di poco il davanzale così che il prato si scorgeva appena: sulla gamba più lunga, M. poteva vedere un ciuffo della liquirizia, sulla gamba più corta lo stesso sguardo finiva sulla corteccia dell'acacia.

Quel giovedì la finestra era socchiusa, lei si sporse e senza mani ne allargò le ante, poi mentre il corpo le si allungava come un canto continuo, spalancò la bocca, la spalancò più di quanto avesse mai immaginato di poter fare e si sorprese poiché era tutta una voragine, nuova e rossa, che si rivolgeva al cielo soltanto ora.
Chiuse gli occhi e investita e giocata da ferventi geometrie lo divorò: divorò il sole.
M. ebbe una vertigine, sorrise e si rimise a sedere, dondolandosi millimetricamente.

Lo splendore le colava da un labbro e tutto intorno era buio.   



Testo di Sara Trofa
Illustrazione di Daniela Tieni

Pubblicato su Squame/Écailles n.3

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