venerdì 14 ottobre 2011

Biancaneve

Amo visceralmente le fiabe popolari e spesso mi torna in mente una immagine di Giovanna Zoboli che le definisce così: "Le fiabe sono ossa immacolate e splendenti". Le vedo, le sento scintillare, sì.

Tempo fa, durante un esercizio di scrittura con Marina Gellona, ho immaginato di essere la regina cattiva di Biancaneve (uh che fatica fare la malvagia! Ma è anche più divertente, pensa che noia fare il principe imbambolato...). Insomma, ero proprio nel punto in cui, travestitasi da merciaia, la donna attrae Biancaneve con un bellissimo pettine avvelenato.

Dalla raccolta dei Grimm, tradotta da Italo Calvino, si legge:

[...] la regina, persuasa di aver mangiato i polmoni e il fegato di Biancaneve, non pensava ad altro, se non ch’ella era di nuovo la prima e la più bella; andò davanti allo specchio e disse:- Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?E lo specchio rispose: - Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.La regina inorridì, perché sapeva che lo specchio non mentiva mai, e si accorse che il cacciatore l’aveva ingannata e Biancaneve era ancora viva.E allora pensò di nuovo come fare ad ucciderla: perché, s’ella non era la più bella di tutto il paese, l’invidia non le dava requie.Pensa e ripensa, finalmente si tinse la faccia e si travestì da vecchia merciaia, in modo da rendersi del tutto irriconoscibile. Così trasformata, passò i sette monti, fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò:- Roba bella, chi compra! chi compra!- Biancaneve diede un’occhiata dalla finestra e gridò:- Buon giorno, brava donna, cos’avete da vendere?– Roba buona, roba bella,- rispose la vecchia,- stringhe di tutti i colori -. E ne tirò fuori una, di seta variopinta."Questa brava donna posso lasciarla entrare", pensò Biancaneve; aprì la porta e si comprò la bella stringa.– Bambina, - disse la vecchia,- come sei conciata! Vieni, per una volta voglio allacciarti io come si deve-.La fanciulla le si mise davanti fiduciosa e si lasciò allacciare con la stringa nuova: ma la vecchia strinse tanto e così rapidamente che a Biancaneve mancò il respiro e cadde come morta.– Ormai lo sei stata la più bella,- disse la regina, e corse via.Presto si fece sera e tornarono i sette nani: come si spaventarono, vedendo la loro cara Biancaneve stesa a terra, rigida, come se fosse morta!La sollevarono e, vedendo che era troppo stretta alla vita, tagliarono la stringa.Allora ella cominciò a respirare lievemente e a poco a poco si rianimò.Quando i nani udirono l’accaduto, le dissero:- La vecchia merciaia altri non era che la scellerata regina; sta’ in guardia, e non lasciar entrare nessuno, se non ci siamo anche noi.Ma la cattiva regina, appena arrivata a casa, andò davanti allo specchio e chiese:- Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?Come al solito, lo specchio rispose:- Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.A queste parole, il sangue le affluì tutto al cuore dallo spavento, perché vide che Biancaneve era tornata in vita."Ma adesso,. pensò,- troverò qualcosa che sarà la tua rovina"; e, siccome s’intendeva di stregoneria, preparò un pettine avvelenato. Poi si travestì e prese l’aspetto di un’altra vecchia. Passò i sette monti fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò:- Roba bella! roba bella! –Biancaneve guardò fuori e disse:- Andate pure, non posso lasciar entrare nessuno.– Ma guardare ti sarà permesso,- disse la vecchia; tirò fuori il pettine avvelenato e lo sollevò.Alla bimba piacque tanto che si lasciò sedurre e aprì la porta.Conclusa la compera, la vecchia disse:-Adesso voglio pettinarti per bene-.La povera Biancaneve, di nulla sospettando, lasciò fare; ma non appena quella le mise il pettine nei capelli, il veleno agì e la fanciulla cadde priva di sensi. – Portento di bellezza!- disse la cattiva matrigna: - è finita per te!- e se ne andò.


Ecco, io ho provato a stare un poco lì, a giocare, così:


"Roba bella! Roba bella!"

Comincia a nevicare. Non può che essere l'ora giusta. Fammi entrare in questa casa linda, che ti somiglia.

Si scorge già dalla finestra che non c'è cosa fuori posto, fammi entrare.

"Ma guardare ti sarà permesso..."

Sapevo che a questo nìnnolo non avresti resistito, guardalo ancora una volta... brava, non impari mai, brava: varco la tua soglia.

Laggiù c'è uno specchio, se potesse parlare... fra poco sarò io la prima, l'unica, come è sempre stato e come deve essere.

"Adesso voglio pettinarti per bene." Sì, docile e liscia come un vitellino. Mi toglierò questa soddisfazione prima di guardarti morire: volerti bene come se fossi mia.

Il tuo collo è tenero e chiaro, sembra fare luce. E queste orecchie, piccole e aggraziate, cosa fanno? cosa pensano? Le tue mani se ne stanno ferme sulle ginocchia, sono tranquille e non sentono il freddo. Persino la tua sedia riluce come una luna.

Il pettine scorre fra i tuoi capelli, non si ferma, naviga e in segreto lavora. Cavalca questa chioma e ti scavalca. Capelli neri che non sanno aver paura, continuano a brillare, si dimenticano di me – i tuoi capelli belli.

Lascio questo pettine sulla tua testa, come una corona, come un dolce nido per la morte.

Finalmente sei tu la cosa fuori posto. "Portento di bellezza! È finita per te."

Varco la tua soglia, la neve ha ricoperto un sentiero e l'altro, non c'è più differenza: è tutto mio.


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