martedì 17 luglio 2012

Sesto giorno sotto la pioggia



I pacchi regalo le avevano sempre suscitato un certo sospetto: scatole chiuse che non vogliono dirti i loro segreti, nemmeno in cambio dei tuoi, e ti guardano, ti guardano impassibili. Questa volta, poi, si sentiva ancora più minacciata.
Lo osservò a lungo, ci camminò tutto intorno guardinga, infine si chinò a ginocchia aperte, lo sfiorò con la punta delle dita e gli sussurrò: "Adesso ti apro... piano...".

Annabelle Radetzky tirò molto lentamente una estremità del nastro e, mentre il fiocco blu lucido si scioglieva, tutto attornò a lei sembrò cambiare: non era più sotto la luna, ora è dentro. Nella sua stanza di ragazzina, quando tutto le sembrava senza senso e lei sentiva questo dolore senza sapere che era dolore. Si svegliava con una sensazione di colpa o di solitudine e non poteva attribuirgli una motivazione.... "Sogni" – le dicevano i suoi genitori – "avrai fatto brutti sogni." Ma Annabelle non sognava mai, non sognava e non piangeva, come le avevano insegnato.
In un colpo solo due pareti della scatola avevano dato la resa: "Ecco il nostro segreto" – sembrarono dichiarare.

La sua scarpa sinistra era lì, accompagnata da un bigliettino. Annabelle la indossò il più velocemnete possibile e corse via, ignorando la scritta. Corse fino a che ebbe fiato e accanto al fiume legò il nastro ad un ramo, lo stesso su cui si era arrampicata quel pomeriggio. Poi con forza si annodò l'altra parte al collo e smise.      

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