venerdì 13 luglio 2012

Secondo giorno sotto la pioggia



Da quel gesto in avanti i suoi sogni si sarebbero allagati, il palmo della sua mano si sarebbe allagato, la sua casa, la casa dei suoi amici, le strade che percorrevano abitualmente: allagate. Tutti i fiumi in cui aveva nuotato sarebbero straripati, ma prima, prima di tutto questo, Annabelle Radetzky sembrò pentirsi per semplice abitudine. Le avevano insegnato la quieta sicurezza di non avere scelta e lei pacificamente l'aveva sempre coltivata. Ora, con i capelli in preda ad un vento feroce, poteva solo tentare di rimediare al suo desiderio.

"Non piangere, Annabelle" – si sforzò – e rincorse il suo telo mentre l'aria glielo portava via ogni volta che gli si avvicinava di più, con uno scatto, come una beffa, un'avida giostra che nega la coda del vincitore.
Il telo si impigliò ad un ramo e quando finalmente la donna pensò che lo avrebbe riavuto, la sua attenzione fu catturata da qualcos'altro: c'era qualcuno sull'albero e sembrava aspettare proprio lei.  

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