mercoledì 23 maggio 2012

Secondo giorno nel castello


Anche gli ignari coinquilini avrebbero risposto con il loro tradizionale idioma, urlando dunque: "Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh!", se solo non fossero stati così sbalorditi di fronte alla visione di quel fantasma da non avere fiato.
Trascorsi i primi cinquecentoventidue secondi e mezzo di paralisi, il Signor Ivo De Bon, noto accademico della linguistica comparata, disse: "uggh..."; sua figlia sedicenne, aspirante cantante lirica, Aida si presentò con un sonoro "oooh" stringendo così forte a sé il gatto Giano da farlo schizzare a terra per poi darsi ai soffi più minacciosi che mai avesse interpretato.
La Signora De Bon non emise un suono, come faceva ormai da molti anni, ma Lucetta Lucina Lucilla capì subito che la sua non era paura, né diffidenza, ma che anzi aveva una curiosità per capello, e di capelli certamente ne aveva tantissimi – tanti da nasconderci dentro un'altra bestiolina domestica di cui forse avrebbe apprezzato le ossicine come monili.
Isa De Bon non parlava ma pensava. I suoi pensieri a rotta di collo e silenti – con buona pace del marito, amante di qualunque creatura taciturna almeno quanto lui - a volte andavano così veloce da produrre venti furenti che la facevano soffrire esageratamente. Inoltre, il suo mutismo spesso generava incomprensioni anche con le persone più vicine e care, ma Isa era una donna tanto dolce e generosa che tutto si sistemava sempre con un abbraccio.
Quando, però, Isa De Bon sentì il fantasma rispondere a tutte le domande che una di fila all'altra senza neanche mettere il punto interrogativo aveva appena pensato vedendola, fu lei a sentirsi dolcemente ed ectoplasmaticamente abbracciata: "Sì, sono davvero un fantasma; no, non sono morta di morte violenta; è vero, questo vestito è bellissimo e sì, credo sia della tua stessa taglia; fuori ha smesso di piovere e ti ringrazio per aver pensato che in vita dovessi essere una donna molto bella; i fantasmi non mangiano ma io adesso gradirei una fetta della torta ai mirtilli che hai in forno."

E poi aggiunse, senza rispondere a nessun pensiero: "Avremo modo di conoscerci meglio domani, sono molto stanca. Mi sistemerò nel mastio, come si confà al mio rango e dunque vi auguro una dolce notte."
Ivo, Aida, Giano e la bestiolina ancora una volta non pronunciarono parola o verso, ma Isa pensò un grosso e rumoroso: "No! Nel mastio, no! C'è Ugolino!"

Nessun commento:

Posta un commento