mercoledì 6 giugno 2012

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La terza storia tutta di fila! Che avventura scrivere così, in bella compagnia. Un grazie spiritato ad Aurora Cacciapuoti per aver giocato insieme a me nel castello!  

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Il castello di Ugolino
(7 giorni nel castello)


Lucetta Lucina Lucilla aveva deciso di traslocare e ormai da settimane svolazzava sopra le torri dei castelli fra Kent e Sussex alla ricerca della sua nuova dimora. A volte si divertiva a fare lo slalom tra i merli, soprattutto se erano ghibellini - i suoi preferiti - oppure girava in tondo per notti intere nei fossati asciutti sperando di scovare preziose ossicine di coccodrillo o altre amene bestie. A lei piaceva così, e non era una da accontentarsi, il nuovo castello avrebbe dovuto proprio andarle a genio.

Lucetta Lucina Lucilla, però, era stata in vita una ragazza piuttosto volubile e la morte in questo non l'aveva mutata: da qualche decina d'anni era un fantasma decisamente volubile. Cambiava idea con molta agilità e così, quando s'imbattè in un misero e fatiscente castello ai margini innominati di qualche altra regione, per di più con i merli guelfi, Lucetta Lucina Lucilla sentì, come solo i fantasmi possono sentire, che quella sarebbe stata la sua nuova casa dolce casa.
Si avvicinò subito alla finestra illuminata per fare conoscenza con i prossimi coinquilini. Sì, coinquilini, perché Lucetta Lucina Lucilla non era fantasma da spavento, di quelli che vogliono soffitte, scaloni e saloni tutti per sé liberi da anima viva dopo aver terrorizzato chiunque ne occupasse la poltrona più antica e sontuosa. Nonostante questo, amava presentarsi sempre nel tradizionale idioma e dunque, affacciatasi con grazia, disse: "Uuuuuuhhhhhh...."



Anche gli ignari coinquilini avrebbero risposto con il loro tradizionale idioma, urlando dunque: "Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh!", se solo non fossero stati così sbalorditi di fronte alla visione di quel fantasma da non avere fiato.
Trascorsi i primi cinquecentoventidue secondi e mezzo di paralisi, il Signor Ivo De Bon, noto accademico della linguistica comparata, disse: "uggh..."; sua figlia sedicenne, aspirante cantante lirica, Aida si presentò con un sonoro "oooh" stringendo così forte a sé il gatto Giano da farlo schizzare a terra per poi darsi ai soffi più minacciosi che mai avesse interpretato.
La Signora De Bon non emise un suono, come faceva ormai da molti anni, ma Lucetta Lucina Lucilla capì subito che la sua non era paura, né diffidenza, ma che anzi aveva una curiosità per capello, e di capelli certamente ne aveva tantissimi – tanti da nasconderci dentro un'altra bestiolina domestica di cui forse avrebbe apprezzato le ossicine come monili.
Isa De Bon non parlava ma pensava. I suoi pensieri a rotta di collo e silenti – con buona pace del marito, amante di qualunque creatura taciturna almeno quanto lui - a volte andavano così veloce da produrre venti furenti che la facevano soffrire esageratamente. Inoltre, il suo mutismo spesso generava incomprensioni anche con le persone più vicine e care, ma Isa era una donna tanto dolce e generosa che tutto si sistemava sempre con un abbraccio.
Quando, però, Isa De Bon sentì il fantasma rispondere a tutte le domande che una di fila all'altra senza neanche mettere il punto interrogativo aveva appena pensato vedendola, fu lei a sentirsi dolcemente ed ectoplasmaticamente abbracciata: "Sì, sono davvero un fantasma; no, non sono morta di morte violenta; è vero, questo vestito è bellissimo e sì, credo sia della tua stessa taglia; fuori ha smesso di piovere e ti ringrazio per aver pensato che in vita dovessi essere una donna molto bella; i fantasmi non mangiano ma io adesso gradirei una fetta della torta ai mirtilli che hai in forno."

E poi aggiunse, senza rispondere a nessun pensiero: "Avremo modo di conoscerci meglio domani, sono molto stanca. Mi sistemerò nel mastio, come si confà al mio rango e dunque vi auguro una dolce notte."
Ivo, Aida, Giano e la bestiolina ancora una volta non pronunciarono parola o verso, ma Isa pensò un grosso e rumoroso: "No! Nel mastio, no! C'è Ugolino!"



"Il mio caro Ugolino, se la vedesse... no! Si spaventerebbe troppo!"
Lucetta Lucina Lucilla ascoltò questo pensiero mentre già si fiondava nella grande torre, con dietro la famiglia De Bon di corsa in fila indiana.
Attraversata la porta, però, fu il fantasma a spaventarsi terribilmente perché si trovò di fronte un uomo tutto nudo e lei di certo era una ragazza per bene, che non poteva darsi a tale intimità con uno sconosciuto, per di più piangente.
Sì, Ugolino piangeva, piangeva da sette anni, sette giorni e sette ore: Isa aveva tenuto il conto con profondo dispiacere per il bene che voleva a suo fratello. A dire il vero, quell'uomo nudo nel mastio non era suo fratello e il Signor De Bon glielo ricordava ogni giorno ma lei, nulla, lei con gli occhi rispondeva che era come se lo fosse e che lo avrebbe aiutato, anzi, che tutti loro lo avrebbero aiutato.
Ed era per questo che la famiglia De Bon si era trasferita al castello di Ugolino il quale però non ricordava nulla, né di possedere un castello, né una sorella che non era sua sorella, né una vita mezza intera che aspettava di proseguire.
Lucetta Lucina Lucilla si fece forza per superare la sua istintiva ritrosia, perché se c'era qualcosa che le dava più fastidio della nudità gratuita quella era la tristezza. Non sopportava di vedere nessuno triste: "Ugolino piangente, al tuo cospetto il fantasma Lucetta Lucina Lucilla. Dimmi, perché piangi?"
Ma Ugolino non fece neppure un cenno e mentre i componenti della famiglia De Bon si guardavano compiaciuti per la bellezza del nome del loro fantasma – si erano già affezionati – l'anima trapassata ripetè la domanda, e poiché non ricevette risposta la ripetè ancora e ancora.
Venne l'alba e finalmente Ugolino alzò la testa e disse: "Non lo so, non me lo ricordo."

Insieme alla memoria, Ugolino aveva perso l'allegria. Si sentiva sempre mancare di qualcosa e non poteva capirne il perché dal momento che non lo rammentava. E così ogni volta che sentiva questo vuoto gli veniva da piangere. Nessuno voleva mai stare con lui, i suoi amici erano spariti, stanchi di ripetere ogni volta chi fossero e cosa facessero, stufi di guardare Ugolino piangere e bagnare le loro vestimenta. E così quell'uomo senza ricordi si era chiuso nella sua torre e nel suo vuoto.

Nel frattempo Isa De Bon era cascata dal sonno lì nella torre, ma grazie ai suoi instancabili pensieri il fantasma ebbe finalmente chiara la situazione e molto sollevata disse: "Ugolino, ti aiuterò io a ritrovare quello che hai perso così smetterai di piangere e da gentiluomo quale tornerai ad essere potrai ricordarti anche di vestirti. È deciso: farò luce sui tuoi ricordi!"
E subito dopo anche Lucetta Lucina Lucilla cadde addormentata. 


Ugolino aveva continuato a piangere mentre la famiglia De Bon e il fantasma russavano melodiosamente, erano come un'orchestra: Ivo suonava i toni bassi e faceva le bolle, Aida si occupava delle note più acute, accompagnata dalla bestiola non ben identificata che emetteva a ritmi regolari uno stridolino (chissà cosa stava sognando...). Giano scandiva il tutto con le sue fusa e Lucetta Lucina Lucilla ronfava come in vita non era mai riuscita a fare a causa di una insonnia cronica. Isa, in effetti, non russava: parlava nel sonno, diceva tutte quelle cose che in veglia teneva per sé. Solo che nessuno la sentiva, e anche se ora Ugolino era lì, le parole di lei gli entravano da un orecchio e gli uscivano dall'altro.

Il primo a svegliarsi fu il gatto, il quale si premurò amorevolmente di svegliare tutti gli altri con leccatine, graffi e piccoli morsi. Con il fantasma, però, non sapeva come fare, non si fidava e poi gli sembrava che mancasse un pezzo... alla fine decise per il meglio: fece un po' di pipì nel mezzo di quel bel vestito rosso dalla stoffa tanto piacevole.
Lucetta Lucina Lucilla si stropicciò lentamente le vesti bagnate e profumate, una scrollatina ai fluenti capelli invisibili e si alzò pimpante e con aria indifferente. Giano, insoddisfatto, alzò la coda e uscì dal mastio.

"Ugolino, è ora. Dimmi, ti ha lasciato detto qualcosa la tua memoria prima di andarsene?
"Eh?"
"E tu hai mai richiamato alla mente i tuoi ricordi?"
"Eh?"
"Ma sì... li hai mai chiamati? Hai mai chiesto loro di tornare da te?"
"Eh?"
"D'accordo... ne deduco che la risposta è no. Beh, se tu dovessi andartene per un motivo che non hai il tempo di spiegare e poi le persone a cui sei molto legato e affezionato per anni non ti cercassero, tu come la prenderesti?"
Ugolino non ci capiva nulla, ma nello sforzo di seguire il discorso del fantasma, per lo meno aveva smesso di piangere.

"A questo punto i tuoi ricordi saranno certamente feriti e quello che devi al più presto fare è riconquistarli! Devi dimostrare loro che ci tieni, che senza di loro sei perduto, che ne hai bisogno. Devi ritrovarli e coccolarli finché non torneranno naturalmente nella tua testa. Dai, andiamo, vengo anch'io."

Lucetta Lucina Lucilla entrò nella testa di Ugolino dall'orecchio sinistro ma non uscì subito da quello destro: aveva intenzione di restare lì finché la memoria non fosse stata recuperata.
"Chiudi gli occhi, Ugolino. Da che parte andiamo?"
"Non lo so."
"Concentrati. Che cosa vedi?"
"Macchie."
"Bene, è la strada giusta: le macchie suggerisco sempre ottime strade. Scegli quella che ti sembra più familiare."
E così Ugolino si diresse con il pensiero dentro una macchia fucsia che pareva una cicca al gusto di uva fragola spiaccicata contro un muro.
Il tentativo però fu deludente e da quella macchia ottennero solo dita impiastricciate di vero chewing gum.
"Non preoccuparti, proviamo con un'altra macchia: vedrai che sarà quella giusta. Questa volta scegli la più simpatica, così, a pelle."
E Ugolino allora si rivolse ad una macchiolina giallognola che gli ispirava proprio simpatia. Il fantasma si fece avanti e la interrogò: "Scusi, lei è un ricordo, per caso?"
La macchia rispose: "Lei a chi? E poi ricordo di che?! Io sono giovane, sa... giovanissima! Fresca di vomito."
Ugolino stava per rimettersi a piangere, ma Lucetta Lucina Lucilla subito lo incalzò: "Guarda quella macchia là!"
"Quale?"
"Quella, no? La vedi?"
"Ah, sì... non so, non mi sembra niente di che."
"Proviamo."

Andarono avanti così per altre quarantasei macchie, macchiette e puntini strambiformi. Alla fine anche il fantasma convenne che quella non era la tattica giusta e con rinnovato entusiasmo propose un'antichissima tecnica per ritrovare i propri ricordi.
"Fidati, lo faceva persino Marcel quando infestavamo lo stesso castello. Funziona!"
"E chi è Marcel?"
"Beh... un fantasma amico mio, no?"
Lucetta Lucina Lucilla uscì dalla testa di Ugolino e al volo attraversò magione e dintorni per raccogliere tutto quello che poteva fare al caso loro: un guanto di pelle marrone, una spilla a forma di occhio, una spina di biancospino, un'edizione pregiata e ammuffita del Galateo, un uovo di coccodrillo, un filo argentato di ragnatela, una piantina selvatica di non sapeva cosa, un francobollo senza lettera e un nastro di raso rosa. Prima di ritornare nella torre, però, il fantasma fece una puntatina alla cucina, si mangiò tre quarti di torta ai mirtilli e il rimanente quarto lo portò lassù.

"Tieni, assaporala e dimmi a cosa ti fa pensare."
Ugolino ingoiò il dolce e disse: "Torta di mirtilli."
"E..."
"Torta di mirtilli."
"Ho capito, allora prova con questo" e gli porse da annusare il libro, aperto al capitolo dei ricevimenti in maschera.
Ugolino cominciò a stanutire, infastidito dalla polvere annidata fra quelle pagine e, senza neanche accorgersene, riprese a piangere.
"Ah no, eh! Ugolino piangente, adesso basta!" E Lucetta Lucina Lucilla con estrema severità gli rifilò gli oggetti pescati in giro uno dopo l'altro: tocca questo, assaggia quest'altro, cosa senti? Ma Ugolino non ricordava niente di niente.

"Se neppure il filo argentato di ragnatela ha evocato in te un pizzico di memoria, allora la situazione è davvero grave. Dobbiamo andare dalla Regina delle Nebbie".  


Lucetta Lucina Lucilla aveva conosciuto la Regina delle Nebbie in occasione della sua cerimonia di trapasso, era stata la sua madrina – assegnata d'ufficio proprio perché nel trauma della morte l'anima aveva smarrito la memoria e, nonostante non l'avesse più incontrata né sentita da allora, il fantasma sapeva per certo che su di lei avrebbe potuto fare affidamento.
Tutto era pronto per la partenza: "Ugolino, fai come me. Piega un po' le ginocchia, incrocia la gamba sinistra sull'altra, metti l'indice destro sulla punta della scapola destra e il pollice sinistro sulla punta del tuo naso con le altre dita all'insù. Chiudi gli occhi e... salta!"
Ugolino dovette farsi ripetere per tre volte le istruzioni perché se le dimenticava in un batter di ciglio ma alla fine ecco che i due con un balzo si ritrovarono a casa della Regine delle Nebbie.

Furono i benvenuti e la Regina si dimostrò particolarmente premurosa ed affettuosa, soprattutto con Ugolino. Lucetta Lucina Lucilla spiegò la situazione e, voilà, ebbe la soluzione. La Regina disse, infatti: "Abbracciami, Ugolino caro, e i tuoi ricordi torneranno da te." L'uomo la abbracciò e immediatamente si sentì meglio, quel vuoto che lo perseguitava da anni adesso aveva nomi, fatti, giorni, e amori. Sì, finalmente ricordava tutto: lui amava Muriella, una dolcissima ragazza che viveva sette castelli più a sud del suo, stavano per sposarsi quando lui drammaticamente si ammalò di smemorite e la abbandonò senza saperlo.
"Muriella! Devo correre da Muriella! Chissà se mi sta ancora aspettando..."
Ugolino era felicissimo e per un attimo nel vederlo così lo fu anche Lucetta Lucina Lucilla, la quale però si era accorta che la Regina delle Nebbie aveva qualcosa di strano.

Primo, il suo aspetto era chiaro e tondo, il che non sarebbe stato possibile per una nebbiucola di pianura, figuriamoci per la Regina delle Nebbie. E, secondo, il fantasma sapeva benissimo che la Regina delle Nebbie non poteva essere abbracciata né abbracciare, lei poteva solo essere attraversata e a dire il vero non poteva nemmeno essere vista nitidamente. Insomma, un po' come lei da quando era fantasma e forse anche per questo avevano avuto una sincera affinità.

Fu così che Lucetta Lucina Lucilla, se non fece luce sui ricordi di Ugolino, almeno fece luce sull'inganno! Quella non era la Regina delle Nebbie. Ma allora che fine aveva fatto la vera? E chi era costei? Cosa bramava? 



Il fantasma cominciò a fare qualche domanda trabocchetto alla finta Regina ma lei era molto astuta e attenta, non si lasciava incastrare. Le girò un po' intorno tutta seria, la guardò con occhi torvi, cercò di scoprirne i pensieri, ma niente. E così drasticamente dichiarò: "Ugolino, smettila di saltellare, non andiamo da nessuna parte adesso. Questa non è la vera Regina delle Nebbie, quindi quelli non sono i tuoi veri ricordi!"
A sentire le accuse che la smascheravano, la finta Regina si infuriò e si svelò nella sua reale natura: quella era Muriella! Muriella dal cuore spezzato, dall'amore rifiutato e umiliato, Muriella abbandonata e impazzita. Muriella dal pensiero marcio come unasusina marcia. Sì, era lei, che per il rifiuto di Ugolino tanti anni prima lo aveva maledetto, togliendogli tutta intera la sua memoria e che, dopo anni di astio e di sofferenza, aveva trovato il modo per ottenere quello che voleva.
Sapeva tutto, sapeva che Ugolino stava andando dalla Regina delle Nebbie e lei era stata molto più veloce.
La magia ormai le aveva dato alla testa, facendole tra l'altro cadere tutti i capelli uno per uno, e Muriella aveva ingoiato la Regina delle Nebbie per poterla poi impersonare e trasmettere al suo amato un passato che non esisteva, costruendo un futuro a misura del suo cuore striminzito.

Ora che Muriella urlava e si agitava aggredendo Lucetta Lucina Lucilla, la vera Regina riuscì ad scappare fuori da quella boccaccia e fu proprio allora che anche Isa, Ivo, Aida e Giano sbucarono laggiù, dopo aver tentato più volte la combinazione giusta della formula di passaggio, origliata nel castello.

C'erano tutti e Muriella non aveva più scampo.

La Regina delle Nebbie le confuse la vista, Aida le assordò i timpani, Giano le graffiò tutta la faccia, Ivo la terrorizzò recitado cantilene in lingue incomprensibili studiate sui libri e Isa le disse (sì, le disse ad alta voce): "sei proprio un cliché" e questo fu il colpo di grazia all'orgoglio di Muriella, la quale per la vergogna si trasformò in un esserino molto somigliante alla bestiola che di solito Isa teneva fra i capelli e che adesso, però, non c'era.

Ugolino, che aveva dimenticato che cos'è un cliché, ricominciò a piangere, ma Lucetta Lucina Lucilla e la Regina delle Nebbie non si preoccuparono troppo perché sapevano che presto, prestissimo, avrebbe riavuto tutti i suoi ricordi, quelli veri. 


"Ehi, tu! Fantasma, non credi di esserti inventata abbastanza storie?" - disse Muriella in forma di bestiola.
"Cosa vuoi dire?"
"Voglio dire che mi sono stufata di fare il teatrino nella tua testa vuota!"
"Brutto esserucolo che non sei altro, te la faccio vedere io la storia!"

Lucetta Lucina Lucilla si mise la sua faccia da fantasma cattivo, quella che avrebbe spaventato persino la mummia più vetusta del mondo, e si scagliò contro Muriella. La bestiola impertinente, però, svanì in un nonnulla e Lucetta Lucina Lucilla andò a sbattere contro un tronco. E ci sbatté proprio forte da fare rumore, perchè quando un fantasma è arrabbiato o triste, perde la sua natura impalpabile e diventa duro come un ciocco di quercia. Lucetta frastornata si guardò attorno: non c'era più nessuno, i suoi amici erano spariti... Del resto, questo è ciò che può accadere a dei personaggi di fantasia, sparire così, senza neppure un "ciao".
"Però che tristezza" – pensò il fantasma – "ci dovrebbe essere un galateo anche per l'immaginazione, non sta mica bene che un uomo piangente e nudo si faccia aiutare a ritrovare la memoria e poi sul più bello ti abbandoni così, senza nemmeno raccontarti cosa si è ricordato..."

Lucetta Lucina Lucilla borbottava nelle sue peregrinazioni solitarie, svolazzava sola ormai da troppo tempo e un castello nuovo che le andasse a genio non lo aveva ancora trovato. Le era sembrato, sì, di vedere una luce alla finestra, ma in realtà dentro non c'era nessuno e adesso anche la sua fantasia la stava abbandonando.
"Morirò sola in questo bosco..." ululava.
"No che non morirai: sei un fantasma!"
"Chi ha parlato? Ugolino, sei tu?"
"E questo Ugolino chi sarebbe? Mi hai già sostituito con un altro?"
"Dove sei? Non ti vedo!"
"Sono dentro la quercia, svampita come sempre, tu..."
"Marcel! Sei tu? Non ci posso credere! Non avevi detto che te ne saresti andato alle Hawaii, che il clima inglese non faceva più per te? Io ho lasciato il nostro vecchio castello... da sola non mi piaceva. Ah, senti, ti devo raccontare una storia! Ho incontrato una famiglia molto strana, c'era una donna dolcissima che aveva scelto di non parlare più e lei era sorella di un certo Ugolino. A dire il vero, non era proprio sua sorella ma gli voleva bene come se lo fosse e lui piangeva sempre e... "

Il fantasma Marcel si armò di pazienza per ascoltare la sua cara amica, sapeva benissimo che non avrebbe smesso di raccontare tanto presto e del resto Lucetta le era mancata: "Vieni,  mettiamoci comodi. Il castello di Ugolino sarà la nostra nuova casa".  

"Sì, ma hai sentito cosa ti ho detto? La Regina delle Nebbie non era quella vera, quella vera era stata intrappolata e..."




Illustrazioni di Aurora Cacciapuoti


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