Pagine

Visualizzazione post con etichetta illustrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta illustrazione. Mostra tutti i post

sabato 12 maggio 2012

Squame/Écailles 3

M. 




M. aveva quarant'anni e i capelli lunghi due.
La sedia accanto alla finestra aveva sempre traballato e lei non l'aveva mai sistemata, sedendo lì per la maggior parte del tempo tutti i giorni. Quello scarto le riservava un dondolio uguale a se stesso da anni. La sua testa aveva sempre superato di poco il davanzale così che il prato si scorgeva appena: sulla gamba più lunga, M. poteva vedere un ciuffo della liquirizia, sulla gamba più corta lo stesso sguardo finiva sulla corteccia dell'acacia.

Quel giovedì la finestra era socchiusa, lei si sporse e senza mani ne allargò le ante, poi mentre il corpo le si allungava come un canto continuo, spalancò la bocca, la spalancò più di quanto avesse mai immaginato di poter fare e si sorprese poiché era tutta una voragine, nuova e rossa, che si rivolgeva al cielo soltanto ora.
Chiuse gli occhi e investita e giocata da ferventi geometrie lo divorò: divorò il sole.
M. ebbe una vertigine, sorrise e si rimise a sedere, dondolandosi millimetricamente.

Lo splendore le colava da un labbro e tutto intorno era buio.   



Testo di Sara Trofa
Illustrazione di Daniela Tieni

Pubblicato su Squame/Écailles n.3

domenica 29 gennaio 2012

Io e Daniela su Squame

PER SEMPRE SARÒ IL TUO GIARDINO

Per sempre sarò il tuo giardino #1


Lino

Vidi una donna sulla collina, era molto bella e le dissi: "Buon cadavere, buon cadavere, mi presteresti uno dei tuoi fiori? Per il mio appuntamento vorrei tenerlo fra i capelli, fino a che non farà buio. Prometto che lo restituirò".

Generosa, me ne diede due. Io presi l'ago più sottile che avevo e vi infilai la punta di un mio capello: quei fiori sulle mie palpebre sarebbero stati un magnifico orpello, uno splendido uccello di colore, un saluto al sole sbattendo gli occhi per tutto il tempo.
Ero come un arbusto di primavera, cominciavo a sbocciare.


Passiflora

"Buon cadavere, buon cadavere, non ti svegliare, prendo questi fiori, non ti preoccupare."
Sorrise lievemente e io con l'ago e la punta di un mio capello appuntai quei boccioli sul mio petto: sarebbero stati una fruttuosa sorpresa, un caro canto per la notte, uno scandalo di bellezza.
Ero una siepe, una meraviglia, continuavo a fiorire.

Elleboro nero

"Buon cadavere, torna il mio amato, mi occorre ancora un fiore. Sii gentile, buon cadavere."
Presi l'ago e vi infilai la punta di un mio capello: quel fiore sulle mie ginocchia sarebbe stato una vittoria d'amore, una corsa lunare, un salto immortale.
Le mie ginocchia sole, lucide, senza graffi, le mie ginocchia che bramavano le api tutte attorno a sé.

Per sempre sarò il tuo giardino #2

Finalmente ero una terra perfetta, una pelle germogliata, una bara profumata e così la chiamai: "Buon cadavere, buon cadavere, vieni, sono la tua donna di fiori, per sempre sarò il tuo giardino".



Testo di Sara Trofa
Illustrazioni di Daniela Tieni
Idea di Daniela Tieni e Sara Trofa

Pubblicato su Squame/Écailles n.2

lunedì 12 dicembre 2011

IMMOBILE




"Non voglio nulla.
Non voglio che gli uccelli volino.
Non voglio che l'aria si sposti.
Non voglio che il mio respiro mi sposti.

Non voglio conoscere ciò che vive al di là della montagna.
Non voglio conoscere ciò che agonizza al di sotto della montagna.

Voglio restare immobile".

Così lei ripeteva ogni giorno da quel giorno, senza voce,
eppure nulla era fermo: anche il ghiaccio, profondamente, brulicava.
Anche la pietra, profondamente, la minacciava.

I capelli le crescevano e lei li sentiva,
le unghie le crescevano e lei le sentiva,
il suo stesso vestito, di fiori, a tradimento nacque,
contro ogni supplica, crudele e vivo.

"Non avrai paura dei fiori?"- cantilenò severo il sole.

Quel sole che continuamente la toccava senza toccarla,
era lui che scioglieva il ghiaccio,
era lui che mobilitava il suo rifugio

finché lei scivolò
chissà dove – immobile.



Illustrazione di Daniela Tieni
Testo di Sara Trofa