lunedì 9 gennaio 2012

Il mio racconto da musicassetta

grazie a Zelda per il suo progetto

La nespola


"Ho messo tutta la mia memoria dentro questa nespola, mangiala".

Nadia lesse il biglietto che sua madre le aveva lasciato sul tavolo in cucina ma non le sembrò strano. Sua madre era così, amava le frasi ad effetto e cercava sempre un po' più di attenzione. Lei, ormai, ci era abituata.

Così bevette il suo caffé amaro e schiacciò PLAY: Polly Jean l'avrebbe accompagnata per tutta la mattina, in loop, da una di quelle cassettine che con molta pazienza si era preparata, tempo prima, registrando più volte di fila la stessa canzone.


I sowed a seed
Underneath the oak tree
I trod it in
With my boots I trampled it down

Grow
Grow
Grow


Mentre il pezzo suonava, lei stanava i panni da lavare, gettava le bustine di tè accasciate ognuna nella sua tazza sporca, faceva una giravolta, fingeva di morire, bang, a terra, rideva, chiudeva gli occhi, guardava per aria, la testa le girava, il soffitto spariva.

Masticava una carota, un cioccalatino, un cracker vecchio da buttare, allagava il vaso di amarillis che aveva scordato per un mese e correva per tutta la casa, una casa piccola piccola, un andirivieni dalla cucina al bagno, scriveva spezzoni di e-mail e li salvava in bozze, non trovava le scarpe allora intanto si lavava i denti.


I sowed a rose
Underneath the oak grove
With my boots on the ground
Into the earth I trampled it down

Grow
Grow
Grow


Le gengive le sanguinavano sempre, Nadia sputava e basta. Tutto aveva fretta, la lista delle cose da fare era intonsa, una miniatura perfetta ma lei aveva sonno, così si concedeva un pisolino: lei si fermava e la musica andava.


Teach me how to...
Teach me how to...


Lato B. "Grow grow grow" di P.J. Harvey anche da quella parte, tutta quanta, perché la passione è fatta così.

Quando si svegliò, il pomeriggio era già buio di inverno e Nadia aveva fame, si guardò attorno e senza pensarci mangiò la nespola che stava sul tavolo.

Un tuono la squassò dentro e Nadia di colpo vide la madre, aveva i capelli lunghi di qualche anno prima e un vestito che non riconosceva, era su un precipizio e ne sentiva i pensieri, no, avvertiva le sue emozioni senza parole: voleva buttarsi ma non ci riusciva, aveva ancora un po' di paura, non poteva andare, un magnetismo di vita sottile la tratteneva e ogni cosa peggiorava.

Nadia spalancò la porta e scalza cominciò a correre, correre, correre per raggiungere quel luogo, credeva di sapere dove fosse, l'immagine della madre si ripeteva inchiodata nella mente, nel tuono, sul precipizio.

Credeva di sapere dove fosse ma poi non era lì, non c'era nessun luogo e lei continuava a correre sperando di trovarlo.


Teach me, Mommy
How to grow
How to catch someone's fancy
Underneath the twisted oak grove.

Niente: "Era un posto lontano, non ci sono mai arrivata" - disse ad alta voce a se stessa quando ormai era troppo stanca anche per ascoltarsi.

La madre invece, sì, era già là dal mattino, senza più paura e Nadia non la rivide mai.

Tornata a casa, scalza, vomitò tutto ciò che aveva mangiato quel giorno, anche la nespola.



E adesso ho voglia di raccontarvi tutto il dietro le quinte!


Quando dalla testolina scintillante e dal cuore analogico di Zelda è uscita l'idea di Racconti da musicassetta mi sono detta: "Sara, devi assolutamente partecipare". Ho guardato la data di scadenza: "uh, sì, dai, mancano tre mesi, ce la posso fare".
Ma lo sapete, quando il cervello dice che la deadline è lontana, il pericolo di non rispettarla è molto molto vicino!




Questa volta, però, ce l'ho fatta, ed ecco come è andata.

L'elemento fondamentale era una canzone, che a piacimento volteggiasse passeggera o si facesse cardine del racconto. Dilemma: quale scegliere?
Giorni e giorni di indecisione, di playlist e di indecisione. Ma un tris di vincenti in qualche modo si era formato e la scelta sembrava approssimarsi.
Nel frattempo, anzi col passare di un lungo tempo, mi sono catapultata a Napoli con i compagni di Polline.
A loro ho chiesto di regalarmi una parola e una macchia, in totale libertà. Quelle sarebbero state il mio modo di stare tutti insieme e di giocare, per inventare una nuova storia.
I miei ingredienti a quel punto erano i seguenti:



PRECIPIZIO - Davide Calì




MEMORIA - Daniela Tieni



LONTANO - la mia parola e la mia macchia


Una meraviglia! Mi sono arrovellata un po' ed ecco che la trama ha preso una direzione inevitabile.

Soltanto quando sono tornata a casa, però, ho capito che i due progetti sarebbe diventati uno solo perché la canzone che in fondo in fondo avevo desiderato fin dall'inizio per il racconto da musicassetta entrava con una naturalezza perfetta nella nuova storia.

Grow grow grow grow... grooooow....!

2 commenti:

  1. Grazie Ale! Per il commento e per il contributo prezioso eh!!!

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